Quando non andammo ai Mondiali e quando passammo per gli spareggi
sulla notizia

 
Sport  »  Calcio  »  
Segnala su:     segnala su OKNOtizie    Segnala su Del.icio.us     sagnala su facebook

Quando non andammo ai Mondiali e quando passammo per gli spareggi

L'Italia andrà agli spareggi per aver il pass verso Russi 2018? E' mai successo prima?

Quando non andammo ai Mondiali e quando passammo per gli spareggi

Ghiggia, Schiaffino, Pivatelli, Montuori, Da Costa.

A leggere questi nomi verrebbe da pensare, visti gli Eroi del Maracanazo, a una formazione dell’Uruguay. Ma se aggiungessi all. Alfredo Foni a qualcuno verrebbe qualche ragionevole dubbio. Foni? Dove ho già sentito questo nome?, mi sembra di sentire le rotelline del vostri cervelli andare a cercare il cassetto giusto della memoria.

Se poi elencassi gli altri sei, e cioè Bugatti, Vincenzi, Corradi, Invernizzi,Ferrario e Segato gli ultimi dubbi potrebbero anche sciogliersi. E‘ una nazionale italiana di calcio.

Ma è quella colpita dalla damnatio memoriae.

Quella che nessuno sa o chi sa non vuole ricordare.
E‘ quella che mancò la qualificazione a Svezia 1958.
E la mancò perdendo contro l’Irlanda del Nord.
Nel gergo degli sportivi di calcio è la nazionale dei 4 oriundi, i già citati Ghiggia, Schiaffino, Montuori e Da Costa.

 

La partita si giocò nel Gennaio del 1958 a Belfast. Ed era l’ultima, quella del pass. Avevamo vinto in casa contro i nordirlandesi, perso fuori e vinto in casa con il Portogallo. Andammo a Belfast sicuri di vincere e andare in Svezia. Del resto avevamo con noi l’uomo che Obdulio Varela appese al muro degli spogliatoi del Maracanà dicendo, ti chiamano el dìos del futbol, facci vincere questa partita.

Schiaffino fece spallucce, ma quella partita la fece vincere.
E non era, nel 1958, così male in arnese, visto che con il Milan qualche mese dopo andò a giocarsi la finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid di Di Stefano e del futuro Pallone d’Oro, nonchè miglior calciatore dei mondiali scandinavi, Raymond Kopa.

Insomma, quella partita sembrava una pratica noiosa e semplice da sbrigare.

Ma le cose andarono diversamente. L'Irlanda vinse per 2-1, per gli azzurri segnò Da Costa. 
E questa partita m’è tornata alla mente nel momento in cui ho letto che l’Italia di Ventura potrebbe incappare nell’Irlanda del Nord nei ripescaggi e sulla strada per la qualificazione a Russia 2018.

 

Già, la Russia.
C’entra anche lei con la storia dell’Italia ai Mondiali.
Oltre al fattaccio di Belfast solo un’altra volta l’Italia è dovuta entrare ai mondiali dalla porta di servizio, dopo le qualificazioni a Francia 1998.

 

I fatti però sono un po‘ diversi.
E’ andata com’è andata, ma era difficile pensare di arrivare davanti alla Spagna, almeno io ritenevo la cosa alquanto improbabile.
Viceversa, tra il 1996 e il 1997 ci mettemmo d’impegno per non arrivare primi. In che senso? Nel senso che il principale competitor dell’Italia era l’Inghilterra di un giovanissimo Beckham, di Ince e Shearer.
Gli azzurri, allenati da Maldini, preso in corsa al posto di Sacchi, misero la testa avanti andando a vincere nel tempio di Wembley con un gol del futuro baronetto Gianfranco Zola. Sembrava fatta, ma un paio di pareggi a reti bianche ci misero nella condizione di dover vincere per forza la gara di ritorno in Italia. Gara che non vincemmo.

 

Via con gli spareggi, anche se adesso si chiamano play-off, più corretto politicamente…

Venimmo sorteggiati insieme alla Russia.

Il 29 di Ottobre a Mosca, su un campo innevato, Maldini mise su una formazione da battaglia, con Vieri e Ravanelli di punta. I russi non erano granchè, ma avevano un certo Juran, uno che pochi ricordano, e questa volta non a torto. Perché era un paracarro Juran, un boscaiolo prestato al calcio, ma la sua presenza fisica diede fastidio agli azzurri per tutta la partita. 

Partita che s’era messa benino per gli azzurri nel momento in cui Vieri era riuscito ad agganciare un lancio nell’area russa e a scagliare, dalla fanghiglia, il gol dell‘1-0 per gli azzurri. Ma prima di questa perla c’era stata un’altra cosa importante. In quella partita, in quel gelo, debuttò in azzurro un giovane portiere che avrebbe fatto parlare di sè. In quella partita entrò, con le maniche corte, e qui ci sarebbe da invocare qualche esperto di linguaggio non verbale, Gianluigi Buffon, che subito fu decisivo con una parata straordinariamente simile a quelle che sei anni dopo avrebbe prodotto su Inzaghi nella finale di Champions League contro il Milan.

Un ventenne che entra in una partita così delicata sostituendo un infortunato Pagliuca, con le maniche corte, permettemi di dirlo è uno che non ha paura di mostrarsi. Uno che non si nasconde, neanche negli indumenti. Juran poi costrinse Cannavaro all’autorete dell’1-1.

 

Il return match si tenne a Napoli, perché quando l’Italia ha bisogno di sostegno si va spesso in Campania. E fu un’altra partita. Su un bellissimo lancio di Albertini, Casiraghi scattò eincrociò come gli aveva insegnato a fare Zeman e ci portò a Francia 1998.

 

Anni dopo qualcuno avanzò die dubbi legati a vicende non sportive su questa partita, ma niente di troppo circostanziato. A volerla dire tutta, l'Italia non c'era neanche in Uruguay nel 1930. Ma questa è un'altra storia.  

 

 

Massimo Bencivenga

 
SPORT
CALCIO
ALTRI SPORT
MOTORI
 
CALCIO
VERSO RUSSIA 2018. LA MIA PRIMA VOLTA DI SVEZIA-ITALIA
ITALIA-BELGIO. QUELLA PARTITA DEGLI EUROPEI DEL 1980
L’IMPRESA EIRE A EURO 1988. UNA NAZIONALE DA NON SOTTOVALUTARE A EURO 2016
EUROPEI 1992. LARSEN E VILFORT, IL BOMBER INASPETTATO E L’UOMO CON LA MORTE NEL CUORE
EUROPEI 1976. QUANDO DAL FANGO DEL CAMPO BALENÒ UN ARCOBALENO RIVOLUZIONARIO
COPA AMERICA DI CALCIO STORY: I TRUCCHETTI DI ARTHUR FRIEDENREICH PER DIVENTARE EL TIGRE
 
 
Fai di SullaNotizia la tua home page   |    inserisci nei preferiti  |  mappa del sito  |  redazione  |  pubblicità

SullaNotizia - Giornale Online di Puntocomunicazione P.IVA: 03115080610