La conta di Letta e il fattore R
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La conta di Letta e il fattore R

Il premier Ŕ in Russia per il G20 mentre Berlusconi viene tirato in ballo per una brutta storia e mentre alcuni notabili del partito sembrano schierarsi, almeno a parole, con Matteo Renzi da Firenze.

La conta di Letta e il fattore R

Matteo Renzi e la possibile spallata di Berlusconi turbano il sonno di Letta. Enrico Letta si prese una bella gatta da pelare quattro mesi fa.

In quattro mesi poco o nulla è stato fatto, se si escludono le cose già in corso con Monti avrebbe all’attivo solo la legge sul femminicidio.

Ha fatto parziale marcia indietro sull’Imu, ma non potrà darla sempre vinta al Cavaliere e far deglutire all’Italia e agli elettori Pd che alcune mosse la esige la Ragion di Stato. Così non si può andare avanti. Non a lungo e non proficuamente. Imprese e sindacati hanno “firmato” (passatemi il termine) un protocollo d’intesa girato al Governo.

Letta s’è detto soddisfatto, ma in realtà è una tirata d’orecchie a questo governo di larghe intese che per ora è schiacciato sulla sentenza Berlusconi, sull’agibilità e sulla decadenza. Mentre Letta è al G20 arriva un’altra grana: la deposizione della sentenza d’appello di Dell’Utri, amico di vecchia data del premier. Si può leggere, a copiare quando scritto su Repubblica che “è stato acclarato definitivamente che Dell'Utri ha partecipato a un incontro organizzato da lui stesso e (dal mafioso palermitano Gaetano) Cinà a Milano, presso il suo ufficio. Tale incontro, al quale erano presenti Dell'Utri, Gaetano Cinà, Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Francesco Di Carlo e Silvio Berlusconi, aveva preceduto l'assunzione di Vittorio Mangano presso Villa Casati ad Arcore, così come riferito da Francesco Di Carlo e de relato da Antonino Galliano, e aveva siglato il patto di protezione con Berlusconi”.

Bene, cioè male. Cosa farà adesso il Pdl. Magari sulla decadenza si potrà anche procastrinare ancora un po’, ma il Pd dovrebbe continuare a governare con qualcuno dato in odor di mafia. E allora scatta la conta. E’ possibile un Letta bis con transfughi dal Pdl (quanti? E chi?), con fuoriusciti dal M5S e qualcun altro. Proviamo un po’ a fare qualche conto al Senato, perché è lì il problema.

Un Letta-bis potrebbe contare, su 108 senatori e i 20 di Scelta Civica. Arriviamo a 128. Gli altri? Si dovrebbero aggiungere 5 senatori a vita (quattro neo-nominati da Napolitano), più i quattro ex Cinque Stelle fuoriusciti nei mesi scorsi: Gambaro, Mastrangeli, Antinori, De Pin. Più Carlo Azeglio Ciampi.

Staremmo a 138. Il numero da raggiungere è 161.

A Palazzo Madama c'è il Gruppo delle Autonomie (eletti nella circoscrizione Estero, socialisti, sudtirolesi, valdostani) che porta in dote 10 voti. Staremmo allora a 148. Dai che la ci fa.

il gruppo Gal (Autonomie e Libertà) di Giulio Tremonti consta di 10 senatori, tra questi ci sono Scilipoti, Razzi e l’ex Pd Villari. Asticella a 158. Dai ne mancano solo 3. 

Dove prenderli? Dove capita: dai grillini come dal Pdl. 3 non sarebbero tanti. Ma quanto durerebbe e che efficacia avrebbe un simile governo Frankestein, dove ci sarebbero quelli di Scelta Civica e di Tremonti con vision economiche molto diverse?

Magari una mano la potrebbe dare anche Sel con 7 senatori, ma come conciliare chi ha comprato gli F-35 con la pattuglia di Vendola?

Per andare più o meno sul sicuro ci vorrebbero 25 transfughi del Pdl. Allora il discorso si farebbe più interessante.

Come se non bastasse, questa coda d’estate lancia definitivamente Renzi. Sono sempre più quelli che si accodano al sindaco di Firenze. Tra gli ultimi endorsement si possono annoverare quelli di Dario Franceschini e dell’ex sindaco di Napoli Antonio Bassolino, di Enzo Bianco, di Leoluca Orlando, di Michele Emiliano, di Gigi De Magistris (sorbole quanti sindaci lo appoggiano!) e di altri ancora. Come Deborah Serracchiani e Vasco Errani, come Piero Fassino e Virginio Merola (toh, altri due sindaci!). Anche D’Alema è più disponibile, fermo restando che il candidato di Massimo alla guida del Pd era e resta Gianni Cuperlo. Ma una cosa è il segretario del partito, un’altra è il candidato premier, o no? Non sta scritto da nessuna parte che deve essere la stessa persona. A Cuperlo il partito a Renzi la corsa per la premiership.

Tutto semplice e liscio, no?   

Urge una nuova legge elettorale, che trovi un buon compromesso tra rappresentatività e governabilità. Va bene la governabilità, ma secondo voi sarebbe giusto assegnarla a una coalizione che prende il 35%?

A me francamente no.

 

Massimo Bencivenga 

 
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